AlimentazioneTempo lettura: 4 min.

Mangiare per aiutare il corpo a stare più tranquillo

Hai sentito parlare di "dieta antinfiammatoria" e ti sei chiesto se sia una moda o se ci sia davvero qualcosa dietro.

Il piano di una cucina luminosa con verdure, olio ed erbe pronti da usare.

Hai sentito parlare di "dieta antinfiammatoria" e ti sei chiesto se sia una moda o se ci sia davvero qualcosa dietro. La buona notizia è che non è un regime misterioso con regole segrete: è, in sostanza, il modo di mangiare che in Italia conosciamo bene, quello mediterraneo. Tanta verdura e frutta, cereali integrali, legumi, pesce, olio extravergine d'oliva come grasso principale, poco zucchero aggiunto e pochi prodotti troppo lavorati.

L'idea nasce da un'osservazione semplice: chi mangia così, nel tempo, tende ad avere un cuore più in salute e valori del sangue legati all'infiammazione un po' più bassi. Con "infiammazione", in questo caso, non si intende quella acuta e visibile di una ferita che si arrossa, ma un processo lento e silenzioso che accompagna l'invecchiamento e certe abitudini di vita, e che è collegato a diversi disturbi cronici, soprattutto cardiovascolari.

Perché il cibo c'entra

Il ragionamento è più intuitivo di quanto sembri. Le fibre di verdura, legumi e cereali integrali nutrono i batteri buoni dell'intestino, che a loro volta producono sostanze utili. Il pesce porta omega-3, che il corpo usa per tenere sotto controllo i processi infiammatori. Frutta, verdura, tè e caffè contengono polifenoli, sostanze con proprietà antiossidanti. Zuccheri raffinati, grassi trans e cibi molto processati vanno nella direzione opposta: sembrano favorire un terreno più infiammato.

Chi ha guardato bene la cosa ha trovato conferme interessanti, soprattutto su come questo modo di mangiare si riflette sui valori del sangue e, su tempi più lunghi, sul rischio cardiovascolare. È bene dirlo con onestà: gli studi parlano soprattutto dell'insieme delle abitudini, non del singolo alimento miracoloso. Non è "il cucchiaino di curcuma al giorno" a fare la differenza, ma il modo in cui mangi settimana dopo settimana.

Cosa significa in pratica

Non serve un piano rigido né liste di alimenti vietati. Significa, più semplicemente, orientare le scelte quotidiane in una direzione:

  • portare in tavola verdura e frutta di colori diversi, più volte al giorno
  • scegliere spesso cereali integrali invece di quelli raffinati
  • mangiare legumi qualche volta a settimana
  • includere il pesce con una certa regolarità
  • usare l'olio extravergine d'oliva come condimento principale
  • tenere a portata di mano una manciata di frutta secca a guscio

E, dall'altra parte, ridurre un po' alla volta la carne lavorata, le bevande zuccherate, i fritti e i cibi molto confezionati, senza per questo eliminare interi gruppi di alimenti o vivere nel terrore di uno sgarro.

Gli effetti, quando si vedono, arrivano con la costanza: settimane o mesi di abitudini mantenute, non un pasto isolato o un ingrediente aggiunto una tantum. È un cambio di rotta lento, più che un intervento puntuale, ed è anche per questo che funziona meglio se resta sostenibile: meglio un'abitudine che tieni per anni di un regime perfetto che molli dopo dieci giorni.

Quando conviene chiedere un parere in più

Per la maggior parte delle persone questo tipo di alimentazione si può adottare con tranquillità, semplicemente cambiando quello che si mette nel carrello. Ci sono però alcune situazioni in cui vale la pena parlarne prima con il medico o con un dietista, perché alcuni degli alimenti tipici di questo modello vanno dosati con più attenzione: chi ha problemi renali, chi è in terapia con anticoagulanti e deve tenere costante l'apporto di verdure a foglia verde, chi ha il diabete e assume farmaci per la glicemia, chi è in gravidanza o allattamento, o ha avuto in passato un rapporto difficile con il cibo. In questi casi non è che il modello sia sconsigliato, è solo che conviene tarare i dettagli insieme a chi ti segue, invece di cambiare tutto da un giorno all'altro.

Per tutti gli altri, il consiglio più onesto è anche il più semplice: nessun alimento salva o rovina da solo la salute di una persona, ma l'insieme di quello che mangi ogni giorno, sì, nel tempo, fa la differenza.

Domande frequenti

Cos'è la dieta antinfiammatoria?

La dieta antinfiammatoria corrisponde in sostanza alla dieta mediterranea: tanta verdura e frutta, cereali integrali, legumi, pesce, olio extravergine d'oliva come grasso principale, poco zucchero aggiunto e pochi prodotti ultra lavorati. Chi mangia così tende ad avere un cuore più sano e valori infiammatori nel sangue un po' più bassi.

Di quale infiammazione si parla nella dieta antinfiammatoria?

Non dell'infiammazione acuta e visibile di una ferita, ma di un processo lento e silenzioso che accompagna l'invecchiamento e certe abitudini di vita, collegato a diversi disturbi cronici, soprattutto cardiovascolari.

Perché alcuni cibi riducono l'infiammazione?

Le fibre di verdura, legumi e cereali integrali nutrono i batteri buoni dell'intestino; il pesce porta omega 3; frutta, verdura, tè e caffè contengono polifenoli antiossidanti. Zuccheri raffinati, grassi trans e cibi molto processati sembrano invece favorire un terreno più infiammato. Conta l'insieme delle abitudini, non il singolo alimento.

Come seguire una dieta antinfiammatoria in pratica?

Senza piani rigidi: verdura e frutta di colori diversi più volte al giorno, cereali integrali, legumi qualche volta a settimana, pesce con regolarità, olio extravergine come condimento, un po' di frutta secca. E ridurre gradualmente carne lavorata, bevande zuccherate, fritti e cibi confezionati. Gli effetti arrivano con settimane o mesi di costanza.

Chi deve chiedere un parere prima di cambiare alimentazione?

Conviene parlarne con il medico o un dietista in caso di problemi renali, terapia anticoagulante che richiede un apporto costante di verdure a foglia verde, diabete con farmaci per la glicemia, gravidanza o allattamento, o un rapporto difficile con il cibo. Non è un modello sconsigliato, ma i dettagli vanno tarati.

Fonti

  1. Harvard Health Publishing, "Anti-inflammatory diet: Foods that help reduce chronic inflammation" (si apre in una nuova finestra)
  2. Harvard Health Publishing, "Do pro-inflammatory diets harm our health? And can anti-inflammatory diets help?" (si apre in una nuova finestra)
  3. Mayo Clinic Health System, "Groceries to ease chronic inflammation" (si apre in una nuova finestra)
  4. ISS – EpiCentro, "Linee guida per una sana alimentazione" (CREA, 2018) (si apre in una nuova finestra)
  5. "Dietary Patterns Associated With Anti-inflammatory Effects: An Umbrella Review of Systematic Reviews and Meta-analyses", Nutrition Reviews (Oxford Academic) (si apre in una nuova finestra)
  6. "The effects of the Mediterranean diet supplemented with olive oils on pro-inflammatory biomarkers and soluble adhesion molecules: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials", Nutrition & Metabolism (si apre in una nuova finestra)

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